Pallotta e quel tuffo che fa provincia

Qualche mese fa dissi la mia sull’addio del calcio di Totti, che trovai inopportunamente funereo e melodrammatico, specchio di un ambiente emotivo e raramente ‘a fuoco’. In particolare su Facebook, i tifosi romanisti nei commenti, comprensibilmente, me ne dissero ‘di ogni’.

Mi spiace apparire accanito, ma il tuffo di Pallotta nella Fontana di Piazza del Popolo per celebrare il favoloso 3-0 della Roma sul Barcellona che ha capolvolto l’1-4 dell’andata mi fa dire ‘ci risiamo‘. Il tuffo nella fontana è proverbialmente legato alla vittoria di ‘qualcosa’: arrivi in fondo, festeggi, ti tuffi nella fontana per un liberatorio “sbrago”. A maggior ragione se il tuffatore è il numero 1 di una società sportiva.

 

E invece la Roma, pur avendo compiuto un’impresa sportivamente favolosa, di cui – credo, e non solo nell’ambiente giallorosso – si parlerà in eterno, non ha vinto un bel nulla. Trovo limitativo e provinciale, per la Roma, pensare che l’accesso ad una semifinale di Champion’s – ancorchè maturato in circostanze incredibilmente esaltanti – debba essere festeggiato come uno Scudetto. Dai tifosi me lo aspetto, dal proprietario no.

Quel che più mi interessa focalizzare è il ‘messaggio’ e la ‘comunicazione’ che James Pallotta produce con quel tuffo, anche e soprattutto internamente al suo club. Una comunicazione che non mi stupirei se trasmettesse involontariamente il senso di un ‘obiettivo raggiunto’, con conseguente – non auspicato, per carità di dio – rilassamento.

Al netto della paraculissima e non logicamente spiegabile (ma la Raggi, certo, apprezzerà) donazione di 230.000 euro al Comune di Roma in conseguenza del suo tuffo, pur essendo ben lontano dall’essere juventino, chiedo scusa se non ce li vedo Agnelli e Marotta tuffarsi nella fontana di Piazza Solferino in caso di rimonta della Juve in casa del Real Madrid. Sarebbe un’impresa leggendaria, ovvio: ma nulla per cui tuffarsi in una fontana. E forse, chissà, sono queste diverse modalità di gestire l’attualità della stagione a spiegarci perchè la Juve fa incetta di scudetti mentre la Roma – per dirla con Velasco – sistematicamente “spiega”.