Spalletti, i ‘gufi’ e l’incapacità di gioire

Non c’è niente di più bello nella vita del godere di un risultato ottenuto. Tanto più se si tratta di un risultato sofferto, su cui si è lavorato molto e tra tante difficoltà.

Luciano Spalletti, pochi attimi dopo il triplice fischio di Lazio-Inter, che ha proiettato al fotofinish la sua squadra in Champion’s League, ha scelto di sprecare l’unicità di un momento del genere. Aveva 12.000 tifosi al seguito con cui andare a stra-godere, ha preferito sclerare a reti unificate. Senza stile, senza gioia. Una scena, vederlo sulla pista dell’Olimpico, che sprigionava solo livore. Peccato.

Quasi tutti gli sportivi esposti ad un minimo di pressione mediatica, e gli allenatori in particolare, si sentono al centro di ipotesi di complotto: vedono fantasmi ovunque, ritengono che stampa, media, una parte della dirigenza, tutti quanti remino loro contro. Perfino i proprio tifosi, a meno che non vi sia un’idolatria integrale da parte della piazza (ma comunque saprebbero identificare tra migliaia di tifosi i 3 o 4 dissidenti ‘criticoni’), in fondo in fondo sono dei ‘gufi’. Quasi tutti gli sportivi esposti ad un minimo di pressione mediatica, e gli allenatori in particolare, sono insomma drammaticamente permalosi.

Questo combinato disposto di negatività è talmente radicato e incistato nel cervello di questi personaggi, che non si dissolve nemmeno dopo le vittorie. Nemmeno dopo la conquista degli obiettivi stagionali. Perchè la pesantezza immane di mesi di frustrazione, quasi sempre prodotti da una perversa cogenerazione isterica interiore, non può essere spazzata via dall’estemporaneo venticello fresco della vittoria.

Che poi, ammesso e non concesso che esista davvero qualcuno che ti vuole male, il modo più bello di farlo soffrire è gioire. Viceversa costui si compiacerà con sommo godimento del fatto che nel momento della teorica festa, con gli occhi iniettati di sangue, lo stai cercando tra la folla per puntargli il dito contro.

Sarà felicissimo, il “gufo”, di essere un trojan nel tuo cervello: capace di inchiodare il tuo sistema operativo mentale. Fino a impedirti di festeggiare appieno.

[Foto Sky Sport]